Report – An opportunity in crisis
Italian M&A and PE activity in 2019–Q1 2020
Il COVID-19 colpisce il deal-making italiano, ma nascono anche opportunità per i fondi di Private Equity con capitali a disposizione

Nella prima parte del 2020 si è registrato in Italia un calo delle attività di buyout, e più in generale, di M&A.

Sullo sfondo della crisi COVID-19, il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni ha registrato nel primo trimestre del 2020 n. 112 operazioni, il 12% in meno in termini di volume rispetto allo stesso periodo del 2019, diventando così il trimestre più debole degli ultimi sei anni. Tuttavia, il valore complessivo delle operazioni è stato complessivamente di €11,9 miliardi, superiore a quello registrato – nello stesso periodo – nei due anni precedenti, grazie a tre acquisizioni con un valore superiore a 1 miliardo di euro. L’operazione di maggior valore è rappresentata – qualora si dovesse concludere positivamente, una volta ricevute tutte le autorizzazioni di legge – dall’annunciata offerta pubblica di Intesa Sanpaolo sul capitale di UBI Banca, in quella che potrebbe essere una delle maggiori acquisizioni bancarie europee dell’ultimo decennio.

Da sottolineare:

  • Uno sguardo al 2019. Nel 2019 il mercato delle fusioni e acquisizioni in Italia è stato molto attivo, però già si intravedevano segnali di una minore attitudine al rischio da parte degli investitori. Nel 2019 si è registrato un volume totale di affari di 37,3 miliardi di euro, una riduzione del 33% rispetto all’anno precedente: il totale più basso dal 2014. La diminuzione del giro d’affari è illustrata dalla modesta dimensione delle maggiori transazioni registrate nel 2020. Le prime dieci operazioni in Italia hanno totalizzato un valore pari a 15,9 miliardi di euro, una frazione se confrontata con l’acquisizione di Allergan per 76 miliardi di euro da parte di AbbVie, la più grande operazione del genere in Europa nel 2019.
  • Problemi di fundraising. Un certo numero di general partners ha ritardato la ricerca di nuovi fondi o posticipato la chiusura di altri, in attesa di capire l’evoluzione dell’attuale crisi. Per questo motivo quei GP con ampi fondi a disposizione prima della pandemia avranno un netto vantaggio sui loro concorrenti.
  • Accordi cross-border. L’Italia è un’economia orientata all’export che ha forti legami commerciali in particolare con la Cina. Sebbene in seguito ad una stretta da parte del governo cinese a prestiti a rischio da parte di aziende private, fusioni e acquisizioni in uscita da parte di acquirenti con sede in Cina siano diminuite sostanzialmente negli ultimi anni dopo aver raggiunto il picco nel 2016, vi sono alcune indicazioni che le imprese cinesi si stiano riaffacciando sul mercato estero.
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